Rieccoci, finalmente, a Gotham! Non è la prima volta, ma l'emozione di trovarcisi di colpo dentro è sempre fortissima. Immaginatevi insieme a noi. Seduti sul bus 320 proveniente dal New Jersey, viaggiare per una ventina di minuti lungo una trafficata tangenziale che si inabissa, trasformandosi in un' interminabile galleria piastrellata: il Lincoln Tunnel. Riemergete, abituate gli occhi alla accecante luce diurna, godetevi un rapido spicchio di cielo e una parete di grattacielo, per poi subito ripiombare nella semioscurità del terminal dei bus Port Authority, illuminata solo dai neon e dai rossi occhi dei freni posteriori dei pullman incolonnati in attesa di scaricare il loro contenuto umano. Infine, scendete insieme a noi dal bus, percorrete altrettanto anonimi corridoi, scale e il grande atrio dell'autostazione. Di qui, individuate le porte a vetri, spingetele, ancora qualche passo… ed eccovi di colpo sulla 8va, all'angolo con la 42ma strada! Di fronte, la sede del New York Times, sì, proprio quella progettata da Renzo Piano! Accanto a voi, gente che passa veloce e indaffarata. Qualche isolato da qui, se guardate alla vostra sinistra lungo la strada la intravedete già, Times Square. Se non è sognare, questo, allora cos'è.
Tutta l'umanità, tutte le etnie del mondo sembrano riunite in questo sabato americano afoso e soleggiato. A far compere e godersi la parte più succosa e rilassante della settimana: il weekend.
Ora alzate gli occhi. E quello che vedrete va dritto al cuore. Almeno al nostro sì, che ci siamo subito messi a fotografare.
Con l'entusiasmo dei bambini al luna park, non siamo mai stanchi di rimirare i grattacieli stagliarsi nell'azzurro un po' sbiadito dall'afa di luglio, scoprirne i mille riflessi nei vetri a specchio, il gioco di prospettive lungo le vie, i contrasti tra i vecchi e i nuovissimi edifici, i flussi inarrestabili di luci e foto giganti lampeggianti nelle pubblicità di Times Square e degli ingressi dei teatri di Broadway.











Come lo scrittore Paolo Cognetti, che di New York se ne intende parecchio, anche noi amiamo pensarla come Gotham, questa città che pare di conoscere da sempre e allo stesso tempo è sempre nuova. Una metropoli che non finirà mai di stupirci. Un luogo dell'immaginario uscito direttamente da tutti i film, romanzi,musical, poesie, foto che l'hanno avuta come protagonista. E' seducente, New York. Molto più della ragazza in reggiseno rosa, short bianchi e sguardo intenso che ricopre come una seconda pelle il bus che ci scorre davanti mentre aspettiamo pazientemente il semaforo bianco.
Eh già, perché qui a Gotham City, come in tutti gli Stati Uniti, il semaforo pedonale di via libera non è verde, è bianco.
Bighelloniamo senza una meta precisa. Giusto vogliamo goderci la passeggiata dello shopping da veri newyorchesi. Mescolandoci alla folla guardiamo le lussuose vetrine della Quinta Strada e passiamo di fronte alla Cattedrale di San Patrizio.
Di fronte, il Rockfeller Center con la fontana di marmo scuro e i putti dorati. E una curiosa scultura: un orecchio-piscina piuttosto surreale.


Nella città soprannominata "Grande Mela", un giro nel suo negozio Apple non può mancare. Entriamo nel grande cubo di cristallo dentro cui occhieggia la bianca sagoma della mela morsicata più famosa del web. All'interno, scendiamo per una scala a chiocciola anch'essa di cristallo e facciamo un giro fra computer e aggeggi vari di ultima generazione. C'è una ressa incredibile e tanti "digital kid" con in mano tablet e nelle orecchie bianchi auricolari o in testa cuffie enormi rispetto alle piccole teste.
La passeggiata continua lungo la Quinta, costeggiando uno dei confini del Central Park. Il percorso qui è pura poesia newyorchese: bancarelle variopinte promettono attraverso pannelli-menù succosi distillati di frutta e verdura. Accanto, da chioschi meno salutisti si sprigionano profumi decisi: hot-dog e pretzel ben caldi. Non ce li lasciamo certo sfuggire.
C'è pure qualche bancarella di libri usati, dove per aumentare la carica suggestiva che già ci pervade, basta fermarsi ed aprire la copia della "Trilogia di New York" di Paul Auster.
Diamo un'occhiata al verde del Central Park ma non entriamo, troppo caldo e afa,oggi.
Meglio proseguire verso una visione architettonica che non delude mai, la "sorprendente ziggurat bianca costruita in un isolato cittadino" come l'ha definita Adam Gopnik. Un colpo d'occhio che fa battere il cuore. In tutta la sua maestosa ma agile bellezza, il Guggenheim Museum, il capolavoro di Frank Lloyd Wright.
Si fa tardo pomeriggio e la luce, complice una cortina grigia di nubi, non è più quella brillante di prima. Decidiamo di scendere nella Metro e raggiungere il World Trade Center.
Lì, una silenziosa folla multietnica si raggruppa attorno ai bordi delle due profonde vasche realizzate dove sorgevano le Torri Gemelle. Tristezza e commozione si mescolano mentre ci avviciniamo a ciò che resta dell'11 Settembre 2001: più di 2500 nomi e cognomi ritagliati nel metallo nero con cui sono incorniciate le vasche. Qualche fiore, una bandierina, infilati fra le lettere segnano un fragile legame fra quei poveri morti e chi li ha amati in vita.
Le cascate d'acqua che scorrono lungo le pareti delle due voragini creano nuvole di umidità. L'aria ne è impregnata e tutto è velato da un'impalpabile nebbiolina. Deve anche aver piovuto un po' e le lastre scure sembrano piangere, coperte di gocce come sono.
Alle nostre spalle, quasi a compensare tutto quel nero metallo bagnato, si erge la candida schiena dell'"Oculus", la creazione architettonica di Santiago Calatrava. Appena inaugurato, ci colpisce per la sua bellezza. Emerge fra gli edifici con plastica imponenza e a noi pare più una balena bianca che un occhio, francamente. E poi stasera il contrasto di tanto biancore con il grigio scuro del cielo rende tutto tristemente suggestivo. Si sta facendo ora di tornare, preferiamo non visitare per adesso il museo dedicato alla Memoria dell'11 Settembre.
Entriamo perciò nell'"Oculus", che in realtà si chiama
World trade Center Transportation Hub ed è una fra le maggiori stazioni di interscambio dei mezzi pubblici di New York.
Anche dall'interno, l'"Oculus" continua a sembrarci un cetaceo, o un enorme animale preistorico di cui si possono contare ossa e vertebre. E' qualcosa di incredibile, non lascia certo indifferenti. A noi la gigantesca sala centrale ricorda persino, sarà a causa dell'enorme bandiera americana appesa al fondo della sala, lo spazio in cui venivano raggruppati e accolti a Ellis Island, cento anni fa, gli emigranti europei che bussavano alla porta newyorchese, per entrare nella Merica, nel Nuovo Mondo.
Dopo aver preso una linea Metro per il terminal di Port Authority, percorriamo una galleria calda e super illuminata che sbuca direttamente nell'autostazione: il bus NJ 320 ci riporterà all'hotel, al di là del fiume Hudson. La nostra prima New York Story ha termine qui.
Dopo tre estati consecutive a gironzolare per l'adorata America Latina, abbiamo pensato di dedicare per una volta le ferie alla parte nord del colosso "America": più precisamente, gli Stati Uniti. L'itinerario sarà in linea di massima NEW YORK, DALLAS, LAS VEGAS, Parchi nazionali Zion, Bryce, Arches, Mesa Verde, Canyon de Chelly, Monument Valley, Grand Canyon, LOS ANGELES, parco nazionale Yosemite, SAN FRANCISCO, NEW YORK. Vogliamo percorrere anche un po' di "ROUTE 66" e vedere cosa è rimasto della mitica strada, quella che grazie al film "Cars" ora conoscono anche i più piccoli.


Sarà un viaggio nella natura ma anche nella storia, nella cultura letteraria, cinematografica, e nella "Merica" delle storie di emigrazione presenti nell'albero genealogico di tanti di noi. Un mese in quegli Stati Uniti che ciascuno si porta nell'immaginario sin da quando giocava agli indiani e cowboy, leggeva John Steinbeck e Tex, guardava Ombre Rosse e le altre pellicole western, acquistava magari una Tshirt a stelle e strisce e la indossava con jeans e scarpe Converse All Star, masticando una "gomma del Ponte".
Compagni di viaggio, come sempre, due bagagli così piccoli da poter essere portati in cabina.
Insieme a noi viaggeranno, e ci faranno da guida, le pagine di Paolo Cognetti ("New York è una finestra senza tende" e "Tutte le mie preghiere guardano verso ovest"), Corrado Augias ("I segreti di New York"), Hunter Thomson ("Paura e disgusto a Las Vegas"), John Steinbeck ("Furore"), Elmore Leonard ("Tutti i racconti western"), Paul Auster ("Trilogia di New York"), Henry Roth ("Chiamalo sonno"),lo spassoso Bill Bryson ("America perduta"), Giorgio Faletti ("Fuori da un evidente destino"), Fernanda Pivano ("Poesia degli ultimi americani"), Armistead Maupin ("I racconti di San Francisco"), la saggezza di alcuni testi Navajo e di altri nativi americani e, naturalmente, Walt Withman. Di loro abbiamo lasciato per ragioni di spazio le copie cartacee a casa, accontentandoci di stiparli, dove esisteva l'e-book, in un virtualissimo lettore "Kindle".
Ma un libro "vero" l'abbiamo portato. Uno dei nostri "cult book": "Strade Blu", di William Least Heat-Moon.
Poche pagine di lettura, sul volo Torino-Frankfurt, ed eccoci pronti alla traversata atlantica che fra poco ci porterà dritti nel torsolo della Grande Mela!
Torino-Frankfurt, Frankfurt-New York: la coincidenza era strettissima, un'ora e venti minuti. E' andata bene, così il guscio bianco del B747 ci ha ospitato per nove ore, schiudendosi alle 19,50 - ora locale - nell'aeroporto JFK.

E' sempre emozionante sentirsi così vicini ad una delle città più fantastiche del pianeta, saperla a pochi chilometri da noi. Ma bisognerà portar ancora pazienza per rivedere le sue leggendarie "street" e "avenue": noi faremo base a Secaucus (Harmon Meadow) NJ, e stasera New York la sfioreremo soltanto. Giusto il tempo necessario a scendere dall'"Air Train" dell'aeroporto, prendere una metropolitana per la stazione dei bus "Port Authority", che è a Manhattan praticamente sulla 42ma strada. Di lì, poi, aspetteremo il bus 320 che passando sotto l' Hudson grazie al Lincoln Tunnel, ci porterà in una ventina di minuti nel New Jersey, dritti dritti all'Hotel. Perché nel New Jersey? Beh, i prezzi degli alberghi a Manhattan sono proibitivi, mentre al di là dell'Hudson si spende un po' meno. Se non si desidera fare vita notturna nella Grande Mela, pernottare nel New Jersey è una buona soluzione, anche perché il servizio pubblico di autobus da e per il centro di New York è ben organizzato. Passaggi frequenti, percorso abbastanza rapido e tutto sommato economico: meno di 5 dollari (ancor meno se siete "over 65")per una ventina di minuti di viaggio (in condizioni di traffico normali.
Infiliamoci allora sotto al Lincoln Tunnel, in attesa di infilarci in un comodo letto prima possibile. Siamo stanchi, qui è ancora chiaro ma per il nostro orologio interno, regolato sull'Italia, è già notte fonda. A domani, Grande Mela. Non vediamo l'ora di riabbracciarti!