Siamo in Plaza de Armas, a Cusco. “Cosqo” è una parola quechua, vuol dire “ombelico” per l'appunto. E una leggenda riportata dal cronista cinquecentesco Garcilaso de la Vega narra che Inti, il dio del sole, volendo fondare una civiltà che lo venerasse mandò sulla terra i suoi figli Mama Ocllo e Manco Càpac. Diede loro uno scettro d'oro che con il suo magico potere avrebbe individuato il luogo al centro del quale fondare l'impero. I due giovani, emersi sulla terra dalle spume del Lago Titicaca, si spinsero verso nord. Manco Càpac, giunto da queste parti, piantò lo scettro nel terreno e il prezioso bastone vi affondò completamente. Era il segno divino, e questo il posto giusto. La missione dei figli di Inti era stata portata a termine e la grandiosa seppur breve epopea della civiltà Inca poteva avere inizio.


Il complesso architettonico è costituito dalla chiesa principale e da altre due chiese contigue, ai suoi lati. Quella a destra della facciata principale è la Iglesia del Triunfo, l'edificio più antico del complesso religioso. Fu edificata sul tempio incaico Suntur Wasi e divenne la prima cattedrale del Cusco.
Il “Triunfo” a cui si allude nella denominazione è riferito alla vittoria dei conquistadores sui guerrieri di Manco Inca, dovuto - si narra - ad un'apparizione della Vergine che ridiede forza e determinazione alle truppe spagnole. All'interno di questa chiesa riposano le ceneri di Garcilaso de la Vega.
Alla sinistra della attuale cattedrale, la Iglesia de la Sagrada Familia. Fotografiamo entrambe le facciate, decorate da nicchie con statue colorate. Ci affascina in modo particolare un San Michele Arcangelo che schiaccia sotto i piedi, quasi scusandosi, un diavolo color rosso-Ferrari.
Tutto questo massiccio complesso sorge al posto di un tempio Inca e del palazzo dell'Inca Viracocha: il 15 novembre del 1533 Francisco Pizarro aveva infatti “fondato” secondo l'usanza spagnola, la città di Cusco, ponendosi nella Plaza de Armas circondato dai palazzi che erano stati le dimore dei sovrani Inca, e iniziando così la trasformazione che avrebbe aggiunto a questa città un'anima europea, rinascimentale e barocca.
E una perla barocca ce l'abbiamo proprio davanti agli occhi: la “Iglesia de la Compañía de Jesús”. Sorge al posto del palazzo dell'ultimo sovrano Inca, Huyana Càpac. Nell'anno 1571 era stata edificata dai Gesuiti una prima chiesa che il terribile terremoto del 1650 non aveva risparmiato. Fu così iniziata l' edificazione di un nuovo tempio. Ancora in costruzione, pareva già più sontuoso della vicina cattedrale. L'arcivescovo non poteva accettare questo “affronto” dei figli di sant'Ignazio di Loyola. Così scomodò nientemeno che il pontefice, Paolo III, perchè da Roma si pronunciasse sulla
spinosa questione.
La risposta arrivò a Cusco con i tempi lunghi di allora, e dava ragione all'arcivescovo: la chiesa dei Gesuiti mai avrebbe dovuto offuscare l'importanza della cattedrale! Peccato che i lavori della Iglesia fossero quasi terminati, e la splendida facciata già al suo posto, a rendere più bella che mai la piazza.
Nessuno osò demolire nulla e la sua grazia elegante rimane uno degli esempi più fulgidi del barocco sudamericano.
pomeriggio, proprio davanti al suo possente portone di legno e borchie, il Sudamerica ci riserva un' “apparizione” inaspettata: la Vergine Maria in Toyota 4x4! Se ne esce dalla Iglesia sorretta da alcuni ragazzi che la accomodano nel cassone posteriore del fuoristrada grigio scuro.
La Madonnina “in trasferta” si allontana, lo sguardo fisso, dolce e forse un po' sorpreso per l'inconsueto mezzo di trasporto.
Noi, meno spiritualmente, ci avviamo per le stradine selciate dell'Ombelico del mondo Inca, alla ricerca di “Marcelo Batata” e delle sue promesse gastronomiche.
Le manterrà appieno, cucinando sopraffini piatti cusqueni, serviti in un locale dall'atmosfera caratteristica e piacevole. Se Cusco è la “cintura” del mondo (Cosqo vuol dire anche questo), la cintura dei nostri pantaloni avrà bisogno di un buco in più, dopo la cena di stasera!