mercoledì 14 agosto 2013

Da Cafayate a Tucumàn, scavalcando l' "Abra del Infiernillo"

Scriviamo questa pagina di diario nella stazione degli autobus di San Miguel de Tucumàn.







Fra poco saliremo su un pullman della compagnia “Flecha Bus”. Viaggeremo fino all'alba. Il bus finirà la sua corsa a Posadas, ma noi scenderemo a Resistencia intorno alle cinque di domattina. Speriamo di trovare lì una coincidenza per Asuncion, in Paraguay. 

Passiamo un po' di tempo curiosando fra i negozietti della stazione. Molte vetrine sono decorate con adesivi colorati che ricordano ai genitori e ai nonni l'imminente “Festa del Bambino” e la consumistica ma imprescindibile necessità di comprare un regalino ai propri pargoli di famiglia.



E noi, che ci sentiamo ancora bambini dentro, siamo appena entrati in un irresistibile bottega di dolci e caramelle, dalla quale non siamo usciti certo a mani vuote.
Ora, seduti vicino alle banchine di partenza, assaporiamo le prede:  deliziosi piccoli dolci argentini, gli “Alfajores”, nella variante tucumana con sciroppo di canna. Buonissimi!







Se fossimo attrezzati di apposito recipiente, cannuccia con filtro (“bombilla”) e pacchetto di “yerba-mate”, sarebbe bello poterli gustare alternati a qualche sorsata dell'infuso di erbe a cui nessun argentino può rinunciare, nemmeno fuori casa. La prova? Le colonnine arancione, pronte a erogare “agua caliente” ai viaggiatori in sosta.

Mentre attendiamo l'ora di partenza ripensiamo ai due giorni intensi appena trascorsi. Ieri mattina, degustazione di vini a Cafayate e visita emozionante del sito archeologico dei Quilmes. Poi, con la nostra Chrysler a noleggio  siamo saliti fino ai 3042 metri di quota del Passo Abra del Infiernillo dove ci ha dato il  benvenuto dal finestrino un simpatico caprone dall'aria vissuta, prontamente ricambiato con un po' di zucchero e coccole. 






Il panorama che si gode da lassù è davvero mozzafiato, l'aria gelida e pungente ci ha riportato immediatamente alle atmosfere rarefatte del Perù e della Bolivia che abbiamo lasciato solo da qualche giorno. Ma il déjà vu dura poco, perchè  subito si plana verso il grazioso paese di Tafì del Valle, famosa località di soggiorno montano che in questo periodo dell'anno  appare un po' disabitata e spenta, in evidente periodo di bassa stagione turistica. 




Ci sarebbe piaciuto passegiare un po' per le sue strade, curiosare fra ville e chalet, ma non abbiamo potuto che passarle accanto, la tabella di marcia non consentiva di più.
Giusto il tempo di fermare l'auto davanti a una specie di baita ed acquistare formaggio di montagna e pane cotto nel forno a legna, da divorare affamati fra una curva e l'altra mentre il cambio di versante e la rapida perdita di quota rivelavano un ambiente completamente diverso: la verde e umida “Yunga”, la selva di montagna che i naturalisti e i geografi chiamano anche foresta da nebbia. (http://www.proyungas.org.ar/yungas/yungas.htm)


Ancora un paio d'ore di viaggio e siamo entrati nella periferia caotica di San Miguel de Tucumàn, “giungla” senza dubbio, ma di quelle a cui siamo ahimè abituati: una giungla d'asfalto, veicoli incolonnati, rumore e aria inquinata. Si stava facendo sera, e non avevamo prenotazione alberghiera. Abbiamo raggiunto a fatica il centro cittadino (i sensi unici e relativi percorsi obbligati sono degni della nostra Torino). Ricoverata per la notte l'auto in un parcheggio a pagamento, abbiamo passeggiato un po' incontrando persino un compatriota celebre: il sommo poeta Giosuè Carducci, rigido e compassato nel suo monumento eretto dalla Società Dante Alighieri di Tucumàn per commemorarne, anno 2007, il centenario della morte.


La passeggiata per le vie perpendicolari del centro è proseguita ancora un po', fino a trovare un alberghetto semplice e pulito dove passare la notte. Eravamo stanchi ma ancor più affamati: l'aria di montagna aveva stuzzicato l'appetito e il pane e formaggio caserecci non erano stati che un gradevole spuntino pomeridiano. Così, cenetta a base di bife de chorizo ed  empanadas accompagnati dal vino di etichetta “Siete Vacas” nella varietà Malbec che avevamo degustato al mattino nella zona di produzione ed eravamo curiosi di riprovare in abbinamento con la carne. Esperimento perfettamente riuscito, appetito placato. 


Finalmente un letto comodo ci ha accolto, anche se le finestre della nostra stanza si affacciavano sul viavai di autobus cittadini che qui sono impressionanti per quantità e frequenza di passaggio. Stamattina abbiamo riconsegnato l'auto al noleggio. Nel blu del cielo spiccava il blu del cartello stradale che indica la via "9 de Julio de 1816”, data importantissima per questa città e per l'Argentina intera.
Infatti proprio a San Miguel de Tucumán quel giorno fu firmata la dichiarazione di indipendenza dalla Spagna.

Pensando a questo, ci siamo concessi ancora un giretto per la città. Camminando senza una meta turistica precisa, cercavamo però un adattatore alle prese elettriche argentine. Entriamo in un grande emporio di ferramenta e ci troviamo di fronte al proprietario, di origini italiane così come uno dei commessi. Chiacchierata di rito, sorrisi, strette di mano, cordialità, un'ombra di tristezza. Nostalgia di luoghi sempre sentiti raccontare, da qualcuno più fortunato intravisti durante un viaggio ormai lontano nel tempo. Vecchie foto color seppia di gruppi di famiglia sorridenti appese alle pareti della bottega, ad alimentare quell'Italia fanèe e fuori dal tempo che abita solo nell'immaginario dei discendenti dei nostri antichi emigranti. L'Argentina, per chi ama queste atmosfere e questi incontri d'anima, non delude mai. E abbiamo toccato nuovamente con mano, come già nel negozio di ottica a Salta, quanto noi italiani siamo di casa in terra argentina.







Il grande autobus accosta alla banchina. E'tempo di lasciare le riflessioni oziose e salire. Domani saremo in  Paraguay. E poi, nei prossimi giorni, di nuovo Argentina, alle Cataratas del Iguazù. Conosciamo bene entrambi questi luoghi, li abbiamo visitati più volte perchè abbiamo amici ad Asunciòn ed una amica a Puerto Iguazù. Ma mai li abbiamo raggiunti passando da questo lato del Sudamerica.



Il bus ora si sta muovendo e scrivere diventa meno agevole. Per oggi il resoconto termina qui e cerchiamo di riposare almeno un po'.